una discussione che prosegue sia pure a zig zag

11 Mag
 una discussione che prosegue sia pure a zig zag 
 

I
 
caro amico, lo voglia o no  con l’invio delle tue  foto e la mia messa in circolazione  sta venendo fuori una discussione alquanto impegnativo, mi auguro che ci siano ulteriori occasioni per proseguirla, con o senza foto-
 
 
Grazie davvero x questi pensieri della mia generazione.
Generazione, (non per colpa nostra, almeno ci abbiamo provato a cambiare il mondo)  che consegna un pessimo futuro ai giovani.
Ciao, Michele
 
Attilio Mangano <attilio.mangano@fastwebnet.it> ha scritto:
 
Attilio,
ho trovato un’altra foto che mostra il tuo quotidiano. Non posso
non mandartela.
Ciao,Michele
<quotidiano><unkatt-PLAINtext-3.txt>
 
 
 
attilio  commosso ringrazia
 
 
 
 
Sono contento per te. E’ una soddisfazione, se eviti di pensare
come, purtroppo, è andata a finire anche quell’esperienza.
Mi ero abituato a tassarmi tutti i giorni. Acquistavo il
manifesto, Lotta Continua e il Quotidiano dei Lavoratori. Ero
ingenuo e, probabilmente, coltivavo speranze prendendo bellamente
in giro me stesso.
 
Dopo tanti anni, nell’emeroteca della Biblioteca Nazionale,
lavorando a vuoto al libro sul ’77 di Oreste Scalzone – libro che
non è mai uscito per colpa dell’autore, sconclusionato com’è – ho
avuto modo di sfogliare di nuovo quelle pagine. Ma non so quante
ne salverei. E non perché mi sia mai fatto prendere dalla sindrome
del deluso che, a volte, butta a mare quel che è stato. Ma quelle
pagine erano per lo più brutte. Tristi. Anche da un punto di vista
estetico.
Spesso, quegli scritti avevano anche un indubbio valore
letterario, non nego; ma oggi mi chiedo a cosa serva alimentare
speranze, illusioni, desideri, in chi non ha niente altro che la
propria condizione miserabile.
 
A me pare una truffa, la peggiore delle truffe. Non c’è delitto
più grave che approfittarsi della buona fede degli altri. A me è
andata bene. Sono ancora vivo e non m’è successo ancora nulla di
irreparabile. Ma la mia esistenza è diventata come una agonia.
 
A questo mondo, non ci resisto più. Talmente m’è odioso ed
estraneo. Come m’era odiosa ed estranea la messa in atto, da parte
di alcuni, di quelle aspirazioni. Se penso a chi voleva cambiare
il mondo e la vita con la violenza, ci sto male. Eliminare la
violenza con la violenza, è una assurdità.
 
Ripercorro quegli anni nei miei ricordi. Come forse ti ho già
detto, ero nell’area dei gruppi. Ma non ho mai militato, forse per
una refrattarietà caratteriale. E non sbagliavo. Oggi credo che il
vero spirito del ’68, la sua novità, era proprio quel contesto che
la marea leninista ha subito spazzato via.
Parlo della Beat generation, degli hippies diventati poi yippies,
di chi si era avventurato in Oriente e ne aveva assorbito la
cultura, la filosofia, la religione.
 
Ricordo ancor oggi un commento apparso forse nell’ultima pagina di
Potere Operaio, quando era mensile. L’anonimo editorialista
attaccava uno che non ha mai contato granché, uno dei padri
dell’underground e della controcultura italiani: Angelo
Quattrocchi. Opportunista e megalomene quanto si vuole, ma anche
lui ha avuto i suoi meriti. Aveva fatto appena uscire il suo
Fallo! Il titolo era preso pari pari dal libro di Jerry Rubin, Do
it! Pubblicato in Italia dalla Milano Libri edizioni, quella, per
intenderci, che diede vita alla rivista Linus.
L’autore di quel pezzo, giocando con l’ambiguità che in italiano
può assumere il termine “fallo”, non esitava a definirlo “un
giornale del cazzo”.
Potrei dire che, invece, era proprio PotOp il giornale del cazzo,
ma evito. Non desidero mettermi sullo stesso piano. Anche perché
in quel foglio sono usciti interventi che meriterebbero di essere
inclusi direttamente nella storia della letteratura italiana, se
fossimo un paese civile quale non siamo.
 
Fernanda Pivano aveva ragione a diffidare del milieu dei gruppi. I
vecchi dirigenti oggi hanno il cosiddetto posto di comando in
società, una società che dicevano ipocritamente di odiare.
Ovunque Fernanda sia, le riconosco di avere avuto ragione, anche
se le cose sono andate malamente anche per la controcultura.
A me rimane il mal di vivere, autentica disperazione. E i farmaci
che non fanno che rimbecillirmi.
 
sergio   fALCONE
 
 
 
 
Anche se può rischiare di apparire vanaglorioso citare se stessi
non posso fare a meno di ricordare che  sono tra quelli che non
solo hanno vissuto ma hanno particolarmente studiato la stagione
della nuova sinistra,dei gruppi, delle riviste e dei quotidiani, ci
ho scritto libri interi schedando  una per una le riviste e rimango
convinto  che il mio lavoro è ancora un riferimento di fondo per
chi volesse occuparsi degli stessi temi. Non c’è dubbio che la “
cultura politica” di quegli anni  sia stata  un miscuglio di
vecchio  e nuovo e che in termini politici e organizzativi i “
gruppi dirigenti” pre-esistessero al 68 e vi apportassero un
bagaglio, tecniche e modalità della politica, che avevano appreso
ancora prima con l’associazionismo universitario ( non so se
ricordi l’UGI, unione goliardica italiana, io ho vissuto quella
stagione da principio perchè ho cominciato a frequentare le
associazioni giovanili degli studenti medi prima e degli
universitari poi a partire dal 1961-62, sedici-diciassette anni.
Ma proprio l’attenzione a  questo intreccio consente lo stesso di
riconoscere  nei percorsi e nelle biografie di una parte di quei
dirigenti i meriti di creatività,slancio, fantasia, cameratismo,
chi ha conosciuto ( per fare il nome più famoso) Mauro Rostagno
può confermarlo, altri nomi possono essere fattti in particolare
per una parte dei lottacontinuisti che erano davvero movimentisti e
sessantottini  e in fin dei conti anche alcuni dei più conosciuti e
famosi ( sempre per non fare nomi  Renato Curcio, Adriano Sofri)
sono emersi nella lunga durata come delle figure in cui le luci e
le ombre si mescolano. Il nome di Scalzone è anche esso un nome
indimenticabile, chi lo ha conosciuto e frequentato lo sa. Se
insomma  guardiamo alla storia di quegli anni come storia
culturale, generazionale, di  elaborazioni e ricerche, possiamo
capire che non si è trattato di truffe ma di un processo ancora
oggi da riscoprire ed esaminare, gli stessi ” truffatori” ( chi?)
non sono degli approfittatori particolari e dovremmo misurare le
loro storie in confronto alle generazioni  post 77 e anni ottanta
per prendere atto che dopo è stato peggio. Personalmente credo di
averne conosciuto  e praticato tanti per via della successiva
storia ( da Avanguardia Operaia a Democrazia Proletaria e  dopo  e
ancora oggi può capitare di reincontrare in occasioni e parate
( tipo 25 aprile e primo ,maggio) e di essere consapevole dei
limiti culturali e personali di alcuni di essi ma anche del fatto
che non fossero nè corrotti nè traditori nè opportunisti  ma  dei
quadri politici di buon livello ( qui a Milano Emilio Molinari,
Franco Calamida, Basilio Rizzo, financo Mario Capanna). Anche la
mia vicenda personale  non mi esime dal riconoscere  errori,
sconfitte, velleità, ingenuità, non ho approfittato di nessuno e
nessuno ha profittato di me, se uno  legge  con gli occhiali
sbagliati la colpa è anche sua,  a ripensarsi potrei dire ad
esempio che ero stato il primo dei non eletti alle regionali del 76
e che probabilmente sefossi stato eletto mi sarei ritrovato  a
proseguire e probabilmente sarei stato un dirigeinte o deputato,
invece ho continuato a fare il professore nelle scuole, a scrivere
libri e articoli.So poco della tua storia personale nell’area dei
gruppi  ma penso che anche tu hai conosciuto e frequentato di tutto
un pò in riunioni e assemblee  e  non credo si possa dire che io
conoscevo e frequentavo Vittorio Foa, Luigi Ferraioli, Pino
Ferraris e Raffaele Sbardella e tu invece solo avventurieri,
megalomani e profitttatori.
ATTILIO
 
 
l’ora tarda mi porta, purtroppo, ad essere sintetico. Sono tornato a casa e ti aspettavo al varco.
Rimango della mia opinione. Chi crea illusioni nei più deboli non solo è un truffatore, ma è il peggiore dei mostri. Nessuno escluso, nemmeno quelli della mia generazione.
Ti invito a rileggere La Storia di Elsa Morante. In quelle pagine c’è tutto quel che c’è da sapere. Alla faccia di tutti coloro che quelle pagine criticarono, dall’alto della loro saccenza burocratica.
A parte Scalzone, che comunque è stato sempre mantenuto dalle due sorelle nubili, e pochissimi altri, i “piccoli lenin” del ’68 sono tutti ben piazzati.
Tutte le rivoluzioni sono fallite. La Sinistra, in tutte le sue frammentazioni, porta alta la bandiera. Dell’ipocrisia.
Chi promette e non mantiene è un buffone.
 
Mi prendo la responsabilità di quel che dico e lo dirò sempre, fino alla morte.
 
Puoi dire a quel coglione di Mario Capanna che, se vuole, può sfidarmi anche a duello. A proposito, visto che parli di DP, che fine fece tale Silvano Miniati? Chi tradisce l’idea e i compagni non ha diritto a cittadinanza alcuna.
 
sergio falcone
 
Come giudizio sintetico è generalizzante e onnicomprensivo, ” chi crea illusione nei più deboli è un truffatore”   ricorda  ”  le donne sono tutte puttane”, il famoso luogo comune. Certo ti riferisci al ceto politico ( creare illusione nei più deboli può riguardare una madre, un sacerdote, uno che fa volontariato, etc)  ma non ti preoccupi nemmeno di fissare dei criteri limite, se uno che ha fatto politica oggi ha uno stipendio o pensione di 1500 euro dove vedi la sua truffa?Silvano Miniati fino a qualche tempo fa era segretario della Uil pensionati.
attilio
*
 
 
TI lascio alle parole, sicuramente più efficaci delle mie, del buon Gianni De Martino, che non ha peli sulla lingua.
E’ sempre bene dare alle cose il proprio nome. Personaggetti da palude metropolitana.
 
 
 
 
*
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