Patrizia Gioia, Prossimamente sui nostri schermi

15 Mag

 

 
 
PROSSIMAMENTE SUI NOSTRI SCHERMI   di Patrizia Gioia
Ieri sera, nella Sala Buzzati del Corriere della Sera, Carlo Freccero, Jerome Bourdon, John Ellis,
Aldo Grasso hanno dialogato, ben coordinati da Serena  Danna e con il pretesto del libro appena uscito di Grasso, sulla televisione. 
 
Televisione e solo televisione, cioè non prendendo questo strumento come pretesto per parlare di qualcosa d’altro, ma proprio per sezionarla, scovarne vizi e virtù, stanare ricordi e memoria, per vedere se ancora si può – si potrà – “farla la televisione “, assediata ormai da un’infinità di altri mezzi, virtuali, digitali e non, sosia e imitatori, saltimbanchi e clowns. 
 
Carlo Freccero rende sempre degno il suo cognome, parole come frecce, bene attente e pronte a colpire il bersaglio – audience ?! -lui che la sa più lunga del diavolo in fatto di palinsesti e di dittatori televisivi ; quello che mi mancae con dispiacere , ha detto, è stato di lavorare per Murdoch, e mi piace sottolineare questo “per”, chè non è la stessa cosa di lavorare “con” qualcuno.
Mi pare infatti questa una della profonde differenze del lavorare oggi, lavorare per qualcuno è sempre anche possibilità di inginocchiamento, se non addirittura, ormai sempre più spesso,  abdicazione di sè stessi ed è questa la trappola mortale a cui bene o male tutti ci siamo “religiosamente” votati. Più per soldi che per sesso.
Soprattutto nella televisione, dove è la partitica a fare da “dittatore”, o sei uno che non si vende – e allora prima o poi sarai fatto fuori o messo dietro la lavagna con le orecchie d’asino – o altrimenti sei disposto a tutto pur di “dare piacere”, ( si Buana ) ignominosamente tradendo te e il lavoro che “è” te.
 
E’ proprio la qualità del lavoro che Bourdon ha illuminato, non è la tecnologia che fa il valore aggiunto, ma la qualità dell’essere uomini e donne integri, consapevoli e responsabili del compito che ognuno ha,  che potrà non solo far buoni programmi e fare vivere la televisione, ma soprattutto fare vivere nuovamente noi, uomini e donne oggi votati all’apparenza, all’insignificanza di programmi come “il grande fratello” che certamente è – come si è detto – spirito del tempo, ma , mamma mia, abbiamo ignorantemente seguito il baccano dei  fantasmi invece che fare esperienza del nutriente trasformante necessario silenzio, anche di Dio.
 
Da “lascia o raddoppia” a ” Portobello”, al “grande fratello” appunto, la strada è lunga e noi ci siamo lasciati andare al peggio, Ellis diceva che la televisione parla della normalità, delle piccole cose, di una quotidianità che ci fa riconoscere; a parer mio, se così fosse, sarebbe davvero uno strumento di Cultura e “benedetto”, davvero ci farebbe vedere le caricature che siamo diventate ! Invece non aiuta a vederci, ma alimenta lo starci in questa becera quotidianità, fatta di nonne papere in cucina e scatole di dollaroni…uh, uh, uh,…fumetti in Tv, in Tv ! .
 
Il fatto è che mamma tv ha perduto il suo papà, ( tra matrimoni gay e figli in provetta, mi spaventa sempre più lo sperma sconosciuto che aleggia intorno a noi, penetrandoci – se non stiamo più che in ascolto – a nostra insaputa e mettendoci in cinta di mostri); un padre che sia figura di riferimento, che sappia educare e tirare fuori da noi il meglio, un padre che sappia dialogare con la mamma e con i figli senza alzare mani e voce, senza spalancare il portafoglio perchè non sa aprire il cuore, così che ancora si possa vivere di una parola amorevole e dunque non vana, di una fiducia umana che non ci faccia essere piagnucolanti imbonitori o povere donne gonfiate d’aria, che parlano al TG di continui omicidi di donne, senza rendersi conto che sono loro stesse che porgono l’arma per il colpo, senza grazia alcuna.
 
Abbiamo rifatto Carosello ancora una volta pensando che “rifare” ci possa fare nuovi.
Eh no, signori e signori, qui la storia – che è qui e ora – o la facciamo nuova noi o la televisione poco può fare, vista che è fatta da noi.
O impariamo nuovamente a leggere e scrivere e far di conto, o rifacciamo nuove in noi le magnifiche lezioni del Maestro Manzi o, quel “non è mai troppo tardi” si rivelarà lettera morta. C’è un tempo per vivere e uno per morire.
A noi, come sempre la scelta, e senza diretta alcuna in tv…uh, uh, uh !  
 
“i semi della gioia”
www.spaziostudio.net            
 
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