Per la Settima giornata mondiale della lentezza

21 Mag
PER LA VII GIORNATA MONDIALE DELLA LENTEZZA
di Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo
Riportiamo una sintesi dell’intervento del responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo in occasione della VII Giornata mondiale della lentezza svoltasi lunedì 13 maggio 2013.
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Chi vuole lottare per la liberazione dell’umanità, per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, per preservare la biosfera, deve necessariamente fare la scelta nonviolenta della virtù della lentezza. Questo è il fermo mio convincimento, ed il resto è commento.
Ed in questa giornata vorrei in primo luogo ricordare un amico straordinario, autentico un maestro e generoso un compagno: Alexander Langer, che ci ha lasciato molti anni fa, ma che ci ha anche lasciato una miriade di idee preziose, espresse con quel suo stile gentile e trasparente, e tra le altre quella decisiva nonviolenta proposta di metodo formulata rovesciando il motto decoubertiniano: proponeva Alex che nel nostro agire adottassimo come criteri di condotta non la velocità, il sovrastare, la forza, bensì la lentezza, la profondità, la dolcezza; non “citius, altius, fortius”, ma “lentius, profundius, suavius”: più lentamente, più profondamente, più dolcemente.
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Lo dicevamo già anni fa: “Contro il mito della velocità, un mito distruttivo e insostenibile tanto per l’ambiente quanto per la struttura biologica ed ontologica della persona umana, occorre scegliere la virtù della lentezza che consente ascolto, comprensione, rispetto e accudimento reciproco, verifica e correzione degli errori, principio responsabilità, approccio nonviolento alle relazioni… La scelta della lentezza, dell’ascolto dell’altro, del rispetto della natura di cui si è parte; la scelta di non operare scelte distruttive o irreversibili; la scelta del collocarsi alla scuola del femminismo e nell’orizzonte dell’ecologia; la scelta – in una parola – della nonviolenza, costituiscono la chiave di volta per l’azione etica e politica odierna e futura in difesa dei beni comuni, del bene comune, dei diritti di tutti… contro la folle corsa del consumismo onnidivorante…”.
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Ed in altra occasione, riflettendo su una personale prolungata esperienza di relazione con una persona gravemente malata, dicevamo, a descrivere ancora la virtù della lentezza: “Devi fermarti ad ascoltare. Devi rallentare il passo. Devi attendere e non forzare i movimenti. Lunga è l’attesa e quell’attesa è la vita che scorre. Se sai fermarti ascolti. Se sai ascoltare ti fermi. Lì, in quel silenzio e in quel guatarsi, in quell’immobilità che trema e palpita, lì si da’ umano un incontro ancora, e lì il mondo, il mobile mondo delle cose fluttuanti, si manifesta in un’epifania struggente e luminosa”.
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Ed infine forse sarà consentito riportare qui ancora una volta un ragionamento che svolgemmo iniziando la campagna che poi riuscì ad impedire la realizzazione di un nocivo e distruttivo, illegale ed insensato mega-aeroporto a Viterbo, e così riuscì a salvare la preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame di dantesca memoria, bene comune dell’umanità passata, presente e ventura; campagna non limitata alla difesa di una specifica area di immenso valore, ma altresì per la riduzione globale dell’insostenibile trasporto aereo. Scrivevamo quanto segue.
Volare fa male alla salute
1. Volare fa male alla salute
E innanzitutto alla salute di chi non vola.
Fa male alla salute dell’intera umanità che subisce gli effetti del surriscaldamento del clima – la principale emergenza globale odierna – cui il trasporto aereo contribuisce in misura rilevantissima.
Fa male alla salute delle popolazioni che vivono nei pressi degli aeroporti che subiscono il pesantissimo inquinamento atmosferico e il non meno pesante inquinamento acustico.
Fa male alla salute dei cittadini dei Paesi come l’Italia (e come molti altri) che vedono lo Stato regalare immensi capitali alle compagnie aeree (sia elargendo giganteschi contributi diretti, sia concedendo scandalose ed incredibili esenzioni ed agevolazioni fiscali); lo stesso Stato che taglia spietatamente i servizi pubblici e il diritto alla salute e all’assistenza.
E fa male alla salute di chi vola, visto che è una modalità di trasporto non coerente con la stessa costituzione psicofisica ed esistenzial-culturale dell’essere umano.
Infine fa male anche alla salute degli altri animali: che anch’essi sono esseri viventi e provano sofferenza. Ma come volete che si preoccupino degli altri animali quei potenti rapinatori che non si preoccupano neppure delle sofferenze che – per arricchirsi e sperperare, per appropriarsi privatamente ed egoisticamente consumare ciò che è di tutti, a tutti rubandolo – infliggono tanti e tali danni agli altri esseri umani?
2. Volare fa male all’ambiente
Il trasporto aereo danneggia enormemente l’ecosistema planetario nella sua globalità.
Danneggia enormemente gli ecosistemi locali.
Impedisce la realizzazione di modelli di mobilità coerenti con modelli di sviluppo autocentrati, con tecnologie appropriate, ecologicamente sostenibili, economicamente adeguati ai bisogni e alle culture delle popolazioni, e democraticamente controllabili.
3. Volare è antieconomico
Perché è estremamente energivoro, mentre l’umanità ha bisogno di un’economia della sobrietà e della condivisione che consideri il dato di fatto dei limiti della biosfera e della scarsità delle risorse.
Perché è il modo di trasporto più costoso: non ve ne è una adeguata percezione pubblica perché i costi vengono esternalizzati: gli Stati sovvenzionano le compagnie aeree con fiumi di denaro ed agevolazioni; i costi ambientali e sociali vengono pagati dalle popolazioni; i lavoratori sono spesso precari e quindi costantemente sotto minaccia. La maggior parte della popolazione è tenuta del tutto all’oscuro del fatto che ingenti risorse pubbliche che vengono sottratte ai diritti e al benessere delle persone, vengono sperperate a profitto delle compagnie aeree e dei prominenti che ruotano intorno al grande affare.
Perché danneggia le economie locali, imponendo nocività, costi, relazioni sociali insostenibili.
4. Volare è pericoloso
Il trasporto aereo è pericoloso per il pianeta.
Il trasporto aereo è pericoloso per l’ambiente naturale e per i beni storici e culturali.
Il trasporto aereo è pericoloso per le persone: danni certi alla salute, estrema pericolosità degli incidenti, degrado della qualità della vita.
Il trasporto aereo è pericoloso per le libertà civili: specialmente dopo la tragedia dell’11 settembre 2001 esso implica un enorme incremento dei controlli e quindi una crescente militarizzazione degli impianti, sui territori, nei confronti delle comunità locali e della vita quotidiana delle persone.
5. Volare è alienante
Volare fa male alla percezione di sé e del mondo.
Aeroporti ed aerei sono ciò che l’antropologia contemporanea chiama “nonluoghi”: in cui decisive esperienze umane, sia percettive che conoscitive nel senso più ampio e profondo, vengono inibite e represse; in cui vige e viene imposto un modello di presenza al mondo, di essere nel mondo (l’in-der-welt-sein di heideggeriana memoria) tendenzialmente dereistico, pesantemente deresponsabilizzante, fortemente eterodiretto.
Quell’esperienza decisiva della cultura umana che è il viaggio, come iniziazione e scoperta, come ricerca di sé e dialogo con l’altro da sé, qui si annienta nel vuoto di ambienti tutti uguali in una logica che si modella su schemi di condotta coatti e tendenzialmente totalitari.
6. Finanziare il trasporto aereo significa togliere risorse dove sono necessarie
Il trasporto aereo toglie risorse alla mobilità sostenibile.
Il trasporto aereo toglie risorse al turismo responsabile.
Il trasporto aereo toglie risorse ai servizi pubblici a beneficio delle persone bisognose.
Il trasporto aereo toglie risorse a politiche di giustizia e di solidarietà.
Il trasporto aereo toglie risorse alle possibilità di un’occupazione sicura e dignitosa.
7. Della virtù del limite
Il volo lasciamolo agli uccelli.
Il cielo lasciamolo alle stelle.
Cessiamo di volere tutto e tutto distruggere.
E’ l’unica Terra che abbiamo.
Vi è una sola umanità.
*
Nella Giornata mondiale della lentezza l’umanità indica a se stessa il cammino necessario per la comune salvezza: lentius, profundius, suavius.
Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo
Viterbo, 14 maggio 2013
Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac@tin.it e centropacevt@gmail.com , web: lists.peacelink.it
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