GiorgioMorale, Alessandra Paganardi e LA PAZIENZA DELL’INVERNO

25 Mag

 

Carissimi,
vi segnalo la prossima presentazione de “La pazienza dell’inverno” di Alessandra Paganardi:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/05/23/alessandra-paganardi-la-pazienza-dellinverno/

Un caro saluto, a presto.

Giorgio  Morale

  • Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

     

    Alessandra Paganardi, La pazienza dell’inverno
    Pubblicato su maggio 23, 2013 da giorgiomorale


     

    Per le “Conversazioni in libreria” venerdì 24 maggio, alle ore 18, presentazione de La pazienza dell’inverno (puntoacapo 2013) di Alessandra Paganardi, con Prefazione di Marco Ercolani. Intervengono e dialogano con l’autrice Mauro Ferrari, Luigi Cannillo, Marco Ercolani, Alessandro Castagna.

    Ringraziando l’editore per la gentile concessione, ne proponiamo un componimento e un brano della Prefazione di Marco Ercolani.

    Ritaglio

    a Cesare Pavese

    I
    Un giorno, tanto tempo prima,
    qualcosa era felice.

    La venatura perfetta del marmo
    il rosa improvviso, il giallo gentile
    come se fosse sempre mattina
    o una notte di stelle senza male.

    Alberi dritti in un cielo impreciso
    accoglievano l’aria con le mani
    la cattedrale bastava alla piazza
    il feltro consolava le sue note
    e noi camminavamo più leggeri
    come una fiamma che ritorna al sole.

    II
    Eppure non aveva fretta il tempo.
    Sembrava un padre buono, un gigante
    innamorato. Ascoltava, illudeva,
    pensavo si fermasse.

    E’ andato via come un rapinatore
    fuggito a fari spenti
    col paradosso di una refurtiva
    che si regala rubandola
    e lascia il vuoto a perdere degli anni.

    Era un gigante buono il tempo
    la mani grandi di mia madre
    la cenere mai spenta del braciere.

    III
    Era scura di sale la terra
    ce n’era un poco anche sui trapezi
    dei miei occhiali appesi al viso
    come in attesa di un funambolo.

    Le rughe, quelle sì le amavo
    le mappe sagge dei pensieri
    portavano diritto alla sorgente
    del male. Ma tutto era svelato,
    chiara la fonte come una ferita.

    Non più segreti. Non più parole.

    Era rossa d’amore la terra
    ma per trovare il caldo di un abbraccio
    dovevo farmi radice, scendere
    fino al centro del fuoco.

    IV
    Cerco ogni giorno gli occhi
    sempre gli stessi – quelli
    sospesi fra la terra e il mare
    le mie sole radici.

    Occhi di giada
    con i cristalli di bosco sul fondo
    che sembravano polvere distratta.

    Occhi fermi, occhi chiari
    in cui sperare storie di altri cieli
    più amici della terra.

    Occhi che annunciano l’inverno
    se passi e non ti guardano passare.

    V
    Quando il silenzio cade come un secchio
    vorrei rifare di pietra ogni stella.

    Ma c’è un silenzio come un aquilone
    per il bambino quando sente i piedi
    leggeri nel guardare in alto – e sale
    senza rumore con il mondo in mano.

    Così parti anche tu verso il richiamo
    di una voce che solo tu sentivi
    se tendevi l’orecchio sul cuscino
    ai giochi della notte.

    Hai preso il volo.
    E’ il silenzio l’araldo della gioia.

    VI
    E’ come scrivere, come tradire
    quando ricordi la felicità.

    Non potrai più cercare
    quel punto della notte più lontano
    dall’alba, la sua fame di luce.

    Non sarà mai com’era
    quell’istante di pura inesistenza
    quello stare sospeso sulla vita
    come se fosse tua.

    Per questo ci piacevano i palloni
    erano abbracci sfiorati e dispersi
    in un attimo di mani

    VII
    I morti sono tutti belli –
    hanno guance di terra e di lago
    alghe che filtrano la vita.

    Nessun ricordo se il passato falcia
    senza rimedio. Potare i pensieri
    come al risveglio un sogno clandestino
    fradicio di colori.

    Solo del niente abbiamo nostalgia
    quando ogni sera ne rubiamo un sorso
    dietro le ciglia. Rincorriamo il niente
    proprio come si cerca una donna
    che non ritorna.

    VIII
    Non ha nulla da chiedere lo sguardo
    di una collina bruciata.

    Vorrei prendere appunti dalle note
    ma il suono secca in gola come pane.

    Sono un dipinto che cammina –
    negli occhi è la mia voce, nell’amaro
    di un respiro condensato.

    L’uomo di neve punta il suo bastone
    inutile al ritorno di un aprile.

    In fondo al prisma, prigioniero
    il bianco della luce.

    IX
    E se poi fosse solamente cielo
    questo dio che ci guarda da lontano
    con mani quasi vere
    se fosse un grande azzurro questo nero
    che ci accompagna nel fondo di un fumo
    grasso come una fiera di paese

    se fosse veramente solo cielo
    ritrovarsi a passare qui per caso
    su questa strada senza marciapiede

    rimarrebbe pur sempre a me la terra
    il mistero più strano
    non esser centro né periferia
    quando il giorno diventa più sottile
    e la luce non vede il mio richiamo.

    * * *

    Alessandra Paganardi ha naturale familiarità con il dolore della mente, con la malinconia dell’esistenza, con le virgiliane lacrimae rerum che si addensano su ogni destino, ma sente la sua poesia come arma complessa e potente di salvezza: complessa, perché riverberando il dolore nelle parole c’è la possibilità di accentuarlo, ma potente, perché trattando l’angoscia dentro la scrittura, dentro la materia di parole vive che ricordano e reinventano, la si può anche esorcizzare. Da sempre, parafrasando Char, il poeta non può che fare arte di fronte alla morte. (Dalla Prefazione di Marco Ercolani)

    * * *

    Alessandra Paganardi (Milano 1963) ha pubblicato le raccolte di poesie: Tempo reale, Novi L. 2008; Ospite che verrai, 2005; Poesie, Facchin editore, 2002. PlaquetteFrontiere apparenti, puntoacapo Editrice, Novi L. 2009; Vedute, Ibiskos Ulivieri, Empoli 2008; Binario provvisorio, Circolo Culturale Seregn’ de la Memoria, Seregno 2006; Potevamo dire l’assenza, Crimeni, Olgiate Comasco 2005; Espansioni, Il club degli autori, 1998.

    Ha pubblicato la raccolta di saggi critici Lo sguardo dello stupore: lettura di cinque poeti contemporanei, Viennepierre edizioni, 2005 (finalista al Nabokov 2008).

    È presente con testi e lavori critici in varie riviste e antologie e ha ottenuto primi premi ai concorsi: Astrolabio (2009), San Domenichino (2007 e 2009), G. Gozzano (2007), D’Annunzio e La Versilia (2007), Dialogo (2003).

    Ha pubblicato la raccolta di aforismi Breviario (Novi L. 2012) dopo la Menzione speciale della giuria al premio Torino in in sintesi 2010 per l’inedito. Dal 2003 è redattrice della rivista La Mosca di Milano.

    Figura nella Redazione di Collezione Letteraria di puntoacapo Editrice, di cui è anche collaboratrice.

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