cORRADO bEVILACQUA, cominciamo col tagliare le spese militari

5 Giu

Cominciamo a tagliare le spese militari

 
Molti anni fa l’economista britannico Michael Kidron coniò l’espressione warfare capitalism per evidenziare il ruolo fondamentale che a suo dire aveva svolto la spesa militare nel miracolo economico capitalistico del secondo dopoguerra. Il primo, però, a porre il problema del complesso militare industriale fu nientemeno che il presidente degli Usa, John Dwight Eisenhower nel suo farewell speech con il quale passava le consegne a John Fitzgerald Kennedy. Nel corso degli anni, numerosi studiosi si sono occupati del problema e qualcuno di essi si chiese se non fosse il caso di cambiare nome al sistema economico e sociale esistente e di chiamarlo non più capitalismo, ma pentagonismo, da Pentagono, simbolo del potere militare Usa. Negli stessi anni, Harry Magdoff, della Monthly Review. la famosa rivista socialista americana fondata da Paul Sweezy e da Leo Huberman, pubblicò The Age of Imperialism un saggio in cui dimostrava il ruolo fondamentale svolto nella politica americana dal suddetto complesso militare industriale. L’Italia non fu seconda. Essa era ed è uno dei maggiori produttori ed esportatori di armi, alla faccia della Costituzione che stabilisce che l’Italia aborre la guerra come strumento di offesa e mezzo per la soluzione delle controversie internazionali. Malgrado ciò, l’Italia partecipò alla prima guerra del Golfo, nel corso della quale si fece abbattere dagli iracheni l’uno aereo delle forze d’invasione che essi riuscirono ad abbattere. E, auspice il governo D’Alema, essa partecipò alla guerra contro la repubblica federativa di Jugoslavia. Il complesso militare industriale fu il promotore anche della seconda guerra del Golfo grazie all’azione dei suoi uomini presenti nel governo americano e non si trattava di due membri qualsiasi, ma si trattava del vicepresidente Dick Cheney, il quale aveva affermato che la guerra contro l’Iraq sarebbe stata “una passeggiata mangiando il gelato”; e del segretario alla difesa, Donald Rummy Rumsfled, inventore della flexible force strategy con la quale riformava la precedente overwhelming force strategy. elaborata da Colin Powell quando egli era presidente del Joint of Chiefs Staff, in italiano, capo di stato maggiore della difesa. In Italia, a parlare di queste cose, si rischia l’accusa fascista di vilipendio delle forze armate, laddove è chiaro come la luce del sole che le forze armate sono state, dai tempi della guerra di Troia, state al servizio del potere politico il quale agiva in nome e per conto del potere economico – circostanza questa che ha sempre impedito la possibilità di fare un discorso serio sulla conversione dell’industria bellica in industria civile. Chiarito ciò, passiamo alla cronaca. Con l’omaggio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla tomba del Milite Ignoto al Vittoriano, sono cominciate le celebrazioni per la Festa nazionale della Repubblica. “Le Forze armate al servizio del Paese” è il tema della rassegna di quest’anno. Napolitano è giunto all’Altare della Patria accompagnato dal ministro della Difesa Mario Mauro e dal capo di Stato maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli. Sulle scale del Vittoriano, a ricevere il capo dello Stato, tra gli altri, il presidente del Senato, Piero Grasso, quello della Camera, Laura Boldrini, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Regione Nicola Zingaretti. La banda dell’Esercito ha quindi intonato l’Inno nazionale. Dopo l’alzabandiera solenne e la deposizione di una corona d’alloro sul sacello del Milite Ignoto, Napolitano ha lasciato Piazza Venezia per passare in rassegna le truppe. Alla parata in circa 3.300, tra militari e civili, ma niente cavalli, aerei e neppure le Frecce Tricolori. Anche i mezzi ridotti all’osso, in un’ottica di sobrietà e di austerity. Un’edizione che ricalca grosso modo quella dell’anno scorso, quando motivi economici imposero di dimezzare i numeri della parata 2011. Come già successo il 25 aprile il presidente della Repubblica è rimasto alla base della scalea del Vittoriano, insieme alle altre autorità: solo i corazzieri sono saliti al sacello del milite ignoto per deporre la corona. E’ quella che viene definita deposizione della corona “in forma staticà e che, secondo quanto si è appreso, verrà adottata d’ora in avanti. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, tra gli applausi della gente, ha raggiunto via del Fori Imperiali a bordo della Flaminia presidenziale scoperta, scortato dai corazzieri in motocicletta posto sul palco presidenziale dove sono presenti le massime autorità dello Stato. A rendergli gli onori un reparto di corazzieri che, anche per questa edizione della parata segnata dall’austerity, sono a piedi e non a cavallo. I costi sono stati stimati in un milione e mezzo di euro, contro i 2 milioni del 2012 e i 4 milioni e 400 mila del 2011. Qualcuno si ripara dal sole con un ombrellino, altri sventolano bandiere tricolori. I cittadini che stanno assistendo alla parata del 2 giugno su via dei Fori Imperiali sono uomini, donne, anziani e bambini. A chi chiede loro perché si trovano qui, molti rispondono “per passione”. “Ero un militare – racconta Gianluca – e sono qui per la passione che ho per l’Esercito, per questa festa che vedo come mia. Bisogna onorarla tutti gli anni perché per questa bandiera sono morte persone. Bisogna onorarla tutti i giorni e soprattutto oggi”. Gli fa eco Francesco, catanese d’origine: “Sono venuto a Roma per assistere a una bella manifestazione, per vedere un po’ di popolo romano. La giornata è bella, l’unica cosa che non mi piace è questa austerità”. Stefania, dietro le transenne di via dei Fori Imperiali spiega di essere qui per “una passione per i valori dello stato e il corpo militare”. Il 2 giugno secondo lei “ha un significato di appartenenza allo Stato”. “Circondati dall’affetto della popolazione, essi hanno sfilato in modo impeccabile, ben rappresentando, con la compostezza del portamento, un Paese orgoglioso della propria storia e della propria cultura e determinato a superare l’attuale difficile contingenza”: così Napolitano in un messaggio al ministro Mauro sulla parata. “La tradizionale Parata militare ha consentito anche quest’anno di unire cittadini e istituzioni nella celebrazione della nascita della Repubblica”, ha detto Napolitano sottolineando la “determinazione” dell’Italia ad uscire dalla “difficile contingenza”. “In un contesto mondiale globalizzato, segnato da mutamenti profondi, da grandi progressi e insieme da nuove minacce nonchè dal permanere di antiche tensioni, le missioni di stabilizzazione intraprese dalle organizzazioni internazionali di cui l’Italia è parte attiva costituiscono un contributo essenziale alla causa della pace, del progresso sociale e della collaborazione fra i popoli”. Lo scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, in occasione della Festa della Repubblica. “Rivolgo il mio pensiero deferente – dice Napolitano – alla memoria dei militari italiani che in ogni tempo e luogo hanno perso la vita al servizio della Patria: ieri, nel lungo e travagliato percorso che ha reso l’Italia una nazione libera e democratica; oggi, in paesi attraversati da conflitti e devastazioni, in aiuto a popolazioni sofferenti che nella presenza delle Forze armate italiane trovano motivo di speranza e di fiducia. Il prestigio dell’Italia nel consesso delle nazioni dipende in misura rilevante dall’operato sul campo – al servizio della comunità internazionale – dei nostri militari, cui sono unanimemente riconosciuti professionalità, impegno, umanità”. “Alle grandi sfide emergenti – conclude il Presidente della Repubblica – le Forze armate italiane rispondono con concretezza e dinamismo, attraverso una radicale ed innovativa revisione dello strumento militare come quella di recente avviata,ispirata a criteri di qualificazione della spesa, razionalizzazione interforze e integrazione europea. Quest’ultima può e deve concorrere all’auspicata unità politica del continente. Ai soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri, di ogni ordine e grado ed in modo speciale a quanti in questo giorno di festa sono impegnati nei teatri operativi, giungano la gratitudine del popolo italiano e un fervido augurio. Viva le Forze armate, viva la Repubblica, viva l’Italia!” Il presidente Napolitano, conversando con i giornalisti nei giardini del Quirinale, ha espresso “apprezzamento per quello che hanno fatto le forze politiche”, riferendosi alla decisione di formare un governo di larghe intese. “Una scelta che comporta sacrifici da parte dei singoli partiti, una scelta – ha aggiunto Napolitano – eccezionale e senza dubbio a termine”. Il presidente della Repubblica ha ricordato infatti che quello delle riforme è “un processo molto complesso” e quindi è “importante tenere il ritmo”. Il Capo dello Stato, rispondendo ai giornalisti, ha spiegato che quando ieri ha dato appuntamento al prossimo 2 giugno per avere un’Italia serena, non intendeva assolutamente fornire una tempistica alle riforme. Ciò detto, Napolitano si è detto sicuro che “da qui ad un anno si capirà a che punto siamo, e allora tra un anno sarà chiara che l’Italia si è data una prospettiva più serena e sicura. I partiti non devono essere più attaccati “alla propria bandiera, al proprio modello”, di legge elettorale: “questa volta bisogna uscirne” e ciò non significa che si debba tornare per forza “ad un proporzionale puro”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando con i giornalisti. Non dirò nulla sul contenuto delle riforme istituzionali” e su questo tema, sia oggi che nel futuro, “resterò assolutamente neutrale “, ha aggiunto il presidente Napolitano dai Giardini del Quirinale. Resistendo alle diverse domande dei giornalisti sul tema del presidenzialismo, il Capo dello Stato ha preferito ricordare che “questa questione è all’ordine del giorno della Commissione che si sta costituendo e sarà discusso nel comitato di esperti”. Solo allora, ha aggiunto il presidente, “si entrerà nel merito”. Infatti il presidente ricorda a tutti che è quella la sede per affrontare il complesso tema delle riforme. A chi gli faceva osservare il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha rilanciato oggi il presidenzialismo, Giorgio Napolitano si è limitato a replicare: “ognuno ha le sue convinzioni”. “Circondati dall’affetto della popolazione, essi hanno sfilato in modo impeccabile, ben rappresentando, con la compostezza del portamento, un Paese orgoglioso della propria storia e della propria cultura e determinato a superare l’attuale difficile contingenza”: così Napolitano in un messaggio al ministro Mauro sulla parata. L’elezione diretta del capo dello Stato? “Noi ci abbiamo provato l’anno scorso e purtroppo siamo riusciti solo al senato e non alla Camera. Adesso penso che potremo farcela perché anche da parte del Pd si stanno aprendo significativi spiragli”. Lo ha detto il vicepremier e Ministro dell’Interno Angelino Alfano rispondendo ai giornalisti al termine della parata per la festa della Repubblica. “Questa – ha proseguito – sarà anche un’ottima scelta per aumentare l’affetto dei cittadini nei confronti delle istituzioni”. A chi gli chiedeva cosa ne pensasse dell’elezione diretta del capo dello Stato Alfano ha risposto: “Noi lo diciamo da tempo: siamo assolutamente d’accordo e nel 2012 abbiamo fatto una grande battaglia. La strada giusta – ha proseguito – è quella secondo cui i cittadini devono poter eleggere il presidente della repubblica. Se viene eletto direttamente dal popolo i cittadini potranno partecipare ad una grande gara democratica come succede in Francia e in America”. Alfano ha sottolineato che “gli italiani già guardano con favore a quelle gare democratiche, quando si sceglie il presidente degli Usa o della Francia. Perché non consentirlo anche a loro?”. Zero tasse agli imprenditori che assumono disoccupati; via l’Imu e non aumento dell’Iva; semplificazioni per chi vuole investire: “Se queste azioni funzioneranno noi potremmo avere una bella speranza per la seconda metà del 2013”, ha detto il vicepremier Angelino Alfano. “Noi dobbiamo dare lavoro ai giovani – ha detto Alfano, parlando con i giornalisti al termine della parata per la festa della Republica e abbiamo una ricetta che può immediatamente offrire la possibilità che questo lavoro si crei, e cioé – ha spiegato – zero tasse per gli imprenditori che assumono giovani disoccupati. Chi assumerà questi ragazzi insomma non dovrà pagare quelle tasse che fin qui hanno rappresentato un disincentivo all’assunzione”. Inoltre, ha proseguito Alfano: “Attraverso le politiche fiscali di detassazione, come nel caso dell’eliminazione dell’Imu, o di non appesantimento fiscale, come il non aumento dell’Iva, si può ambire ad una ripresa dei consumi che è capace a sua volta di generare nuova intrapresa”. Infine, “terzo ambito su cui puntiamo molto – ha aggiunto il ministro dell’Interno – è quello delle semplificazioni. Chi ha degli euro in tasca e vuole investire deve poterlo fare immediatamente senza incorrere nei lacci e nei lacciuoli della burocrazia”. “la nostra previsione è positiva”, ha concluso il ministro: “Se queste azioni funzioneranno noi potremo avere una bela speranza per la seconda metà del 2013”. Il Consiglio dei ministri ha fatto “una importante proposta che riguarda il finanziamento pubblico dei partiti e speriamo che il parlamento proceda rapidamente. Poi sarà il turno della legge elettorale, subito dopo le riforme costituzionali”. Lo ha detto il vice premier Angelino Alfano, sottolineando che con la proposta del governo “abbiamo superato questi 20 anni di finanziamento pubblico per come sono stati conosciuti”. Continuano i malumori nella maggioranza sulla proposta varata in consiglio dei ministri per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. I renziani criticano apertamente la legge e il ministro Bonino arriva a ipotizzare un referendum. Le opposizioni continuano a gridare alla truffa, e Letta taglia corto: “Il finanziamento pubblico ai partiti è un tema su cui si deciderà. A chi non piace la proposta presentata ieri, ne faccia altre, ma il tema é da affrontare”. La prima ad esprimere i suoi mal di pancia è il ministro degli Esteri. Sul finanziamento pubblico, dice Emma Bonino, c’é stato “l’inizio di un processo compromissorio, ma non sono così fiduciosa che l’arrivo del ddl in parlamento migliori o chiarisca la situazione… Credo che i radicali potrebbero lanciarsi in una nuova campagna referendaria” per abrogarlo. Nel governo, il ministro della Difesa Mario Mauro (Sc) chiede un tetto per le spese dei partiti, per evitare “l’avvento di una plutocrazia”. Il collega Giampiero D’Alia chiede il tetto anche per le donazioni, oltre a una legge per le lobby (legge chiesta anche da Pino Pisicchio di Centro democratico). Matteo Renzi si tiene prudente: “Io sono un sostenitore dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti da una vita. Ma non commento ciò che fa il governo”, perché “ogni volta succede un casino”. I suoi parlamentari si sbilanciano di più. “Il meccanismo del 2 per mille mi sembra prefiguri una sorta di obbligatorità che non mi piace affatto”, dice il senatore Pd Andrea Marcucci, e la collega Rosa Maria Di Giorgi ribadisce “devono scegliere i cittadini, non possono esserci automatismi”. Scontata l’approvazione del deputato lettiano Francesco Boccia (“riforma coraggiosa e innovativa”). Ma il suo collega Daniele Marantelli osserva che “in decenni di attività politica non ho mai incrociato eserciti di benefattori privati disinteressati”. Anche fra i parlamentari Pdl la proposta del governo suscita perplessità. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta propone che il 2×1000 “non optato” non vada ai partiti e che la stessa regola si applichi per l’8×1000 alle confessioni religiose. Il senatore Carlo Giovanardi reagisce stizzito, “non si possono confondere” le due cose, dice, ma Brunetta rimane della sua idea. “Legge dettata da una certa frenesia populista che non ci porterà da nessun parte”, commenta il senatore Francesco Giro. Per la deputata Elena Centemero c’é il rischio di “rendere la politica esclusivo appannaggio di lobby e ricchi”. All’opposizione, Beppe Grillo continua a sparare a zero: “Il finanziamento pubblico ai partiti è vivo e vegeto”. Per Nichi Vendola quella del governo è “una riforma lontana dal’Europa e con elementi di sola propaganda”, mentre per Luca Zaia “si abbia il coraggio” di abolire “subito” il finanziamento pubblico “e non si aspetti il 2016”. Antonio Di Pietro parla di “mossa propagandistica”, mentre il suo ex alleato Antonio Ingroia è l’unico all’opposizione a giudicare positivamente il disegno di legge: “E’ un buon punto di partenza”. “Ho fatto la Tv per 40 anni, la tv fa male non per quello che viene detto ma per quello che si vede. Noi non andremo in tv, noi la occuperemo”. Lo ha detto Beppe Grillo ad un comizio a Marina di Ragusa, frazione di Ragusa, per le Comunali in Sicilia. “Napolitano, fatti in esame di coscienza, andavi da Roma a Bruxelles con un volo da 66 euro e te ne facevi rimborsare 800, non hai infranto la legge, ma l’etica si”. Lo ha detto Beppe Grillo, intervenuto a Marina di Ragusa ad un comizio per le Comunali in Sicilia. “Sempre a dire che i grillini – aveva prima detto Grillo – sanno solo dire di no, noi da quando siamo in Parlamento abbiamo fatto le leggi ma la stampa non lo dice, ci hanno copiato il programma e poi volevano i voti dei nostri parlamentari per raggiungere il quorum. Se volevano mandare a a casa Berlusconi, dovevano votare Rodotà e Prodi, invece, hanno fatto altre scelte, eleggendo Napolitano che ormai solo vigila. Sono accusato di vilipendio perché lui, mentre si raddoppiava la carriera, ha dato mandato alla Cancellieri di andare a casa di 21 giovani per avere detto cose sgradevoli al presidente della Repubblica”. “Lo Stato non sa più dove prendere i soldi e specula sulla povera gente, siamo dalla parte dei cittadini che vogliono togliere le macchinette del gioco d’azzardo dai centri commerciali. E’ uno Stato che crea ansia, che ricatta e che manda la Guardia di Finanza a controllare i bed and breakfast mentre si fa scappare 21 miliardi dal Monte dei Paschi di Siena”. Lo ha detto Beppe Grillo in una tappa del suo tour per le comunali a Marina di Ragusa. PAESE STA ESPLODENDO SIAMO NELLE MACERIE – “Questo Paese sta esplodendo, è finito dal punto di vista economico e politico: siamo nelle macerie”. Lo ha affermato Beppe Grillo in un comizio a Marina di Ragusa a sostegno del Movimento 5 stelle per le Comunali in Sicilia. Il leader del M5s è tornato ad attaccare il giornalisti, il Pd di avere voluto l’accordo col Pdl, a definire il presidente del Consiglio, Enrico Letta, “uno che per 20 anni è stato lì, a 10mila euro al mese, al fare il nipote di suo zio” Gianni. Grillo sta parlando davanti ad una platea di centinaia di persone. “Il governo fa solo proclami e si balocca con il presidenzialismo, la legge elettorale che verrà sotto gli occhi vigili di Napolitano, la presa per il culo del falso taglio al finanziamento dei partiti,la legge per eliminare M5S dal parlamento, la nuova Costituzione e altre amenità”. Lo scrive Beppe Grillo, sottolineando che l’Italia è al collasso. Il titolo del post è “L’Italia è come un cammello”, e scrive Grillo in conclusione, “il cammello Italia collasserà e gli italiani, ignari, lo verranno a sapere in prima serata, dopo la pubblicità e prima degli elicotteri”. Per Grillo, infatti, “Capitan Findus Letta” fa parte dei “venditori di miraggi”. “Il cuore dell’uomo – premette – è come un cammello che, se debilitato, può morire all’improvviso sotto sforzo, senza dar prima alcun segno. Il nostro cuore sopporta qualunque cosa, compensa ogni problema del corpo e poi cede di schianto. L’Italia è come un cammello. Nelle gobbe non ha più acqua e davanti un deserto che sembra non avere fine”. “Secondo uno studio della Cgil – sottolinea – ci vogliono 13 anni per tornare al Pil del 2007 e 63 anni per avere lo stesso livello di occupati. Sessantatre anni? Sembra la marcia di Mosé nel deserto del Sur verso la Terra Promessa. La disoccupazione (ufficiale) è del 12,8% (in realtà considerando gli scoraggiati, chi il lavoro non lo cerca più, è intorno al 20%). La peggiore dal 1977. I giovani disoccupati sono il 40%. Il Sud è diventato terra di emigrazione come nell’Ottocento. Il debito pubblico batte ogni mese un record, a marzo è arrivato a 2034 miliardi di euro, un aumento di 6 miliardi da febbraio (2028 mil.). Gli interessi annui sul debito aumentano, hanno raggiunto circa 100 miliardi all’anno. Per Banca d’Italia il Pil del 2012 è stato inferiore del 7 per cento rispetto a quello del 2007, il reddito disponibile delle famiglie del 9 per cento, la produzione di un quarto. Chiude un’impresa al minuto, ma con l’aumento dell’Iva da luglio dal 21 al 22 per cento, che porterà in dote 200 euro di costi in più per famiglia (fonte Adusbef), la mortalità è destinata ad aumentare. Si comprerà di meno, si produrrà di meno, anche beni di prima necessità. L’Ocse ha tagliato le stime del nostro Pil a meno 1,8% il 2013, valutazione più che ottimistica. Tradotto in disoccupazione significa perdere circa un milione di posti di lavoro”. “Le gobbe del cammello Italia sono aride, ma i venditori di miraggi si moltiplicano. Le oasi di Capitan Findus Letta: “La priorità assoluta è il lavoro, ridurre le tasse sul lavoro, poi ci sono altre priorità, come la casa… abbiamo lanciato un grande messaggio per dare lavoro alle imprese, per fare efficientamento energetico, per fare ripartire il settore dei mobili e dell’edilizia”. Europa +33%, con Milano tra le migliori in aumento del 39% e mercati Usa leggermente meno forti (+29%). Le Borse sono ai massimi degli ultimi cinque anni anche se l’economia non riparte: la domanda è se possono continuare a tenere e la risposta degli operatori è quasi sempre positiva. Però sta arrivando l’estate, da sempre il momento delle grandi tempeste e la prossima settimana secondo gli analisti servirà a indirizzare i mesi più caldi, con appuntamenti cruciali quasi tutti i giorni. Anche perché l’ultima parte di maggio qualche temporale l’ha riservato, dopo un periodo abbastanza tranquillo in costante recupero. La settimana scorsa si è tra l’altro chiusa in un clima negativo, attenuato solo dal dato della fiducia negli Stati Uniti migliore delle stime, che ha permesso ai listini di contenere le perdite. Ma l’ottimismo – anche tra i pochi operatori di Piazza Affari rimasti nel week end a preparare l’apertura di settimana dei mercati – rimane, con l’attenzione rivolta ai molti segnali che sono in calendario per i prossimi giorni. Si apre subito con l’indice Pmi europeo e – più importante – con l’andamento del settore manifatturiero statunitense. Martedì toccherà alla bilancia commerciale Usa, ma la giornata clou sarà quella di mercoledì: tra i tanti dati macroeconomici cui guardano i mercati, ci sono anche quelli del Pil europeo e l’Ism non manifatturiero d’oltreoceano. Ma è probabile che rimangano tutti fermi fino a sera, quando la Federal reserve pubblicherà il suo ‘beige book’ con le indicazioni sulla politica monetaria. Anche perché fino a oggi la contraddizione è stata evidente: le Borse hanno temuto maggiormente dati economici positivi piuttosto che negativi, in quanto si prevede che la Fed possa ridurre le sue misure di sostegno alla liquidità non appena arrivi la prima ripresa. Ma non è finita: il giorno dopo il book della Federal reserve, toccherà a Mario Draghi, che giovedì a inizio pomeriggio, quindi a mercati aperti, terrà la conferenza stampa pre-estiva. Infine venerdì, con gli attesissimi dati dell’occupazione negli Usa: i senza lavoro al momento si tengono sul confortante livello del 7,5%, una quota che le stime pensano venga confermata. “Qualche turbolenza in più rispetto alle Borse la prevediamo nel mercato dei titoli di Stato, anche se per ora l’Italia ha tenuto bene”, dice un operatore del comparto, che poco guarda alle improbabili decisioni della Bce di metà settimana sui tassi e più a un segnale “preoccupante”: il maggior gruppo di investimento mondiale in titoli di Stato, la statunitense Pimco, starebbe analizzando ulteriori vendite di bond europei in quanto teme ulteriori downgrade dal parte delle agenzia di rating sul debito sovrano di diversi Paesi europei. Una volta si diceva che i salmi finivano in gloria. Oggi che, per parafrasare Hegel, la lettura dei listini di borsa ha sostituito le preghiere del mattino, potremo di che tutti i salmi finiscono con una lode al capitale finanziario, il quale, malgrado la crisi continua a fare profitti sule spalle dell’economia reale grazie ai buoni uffici del complesso militare industriale.
 
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  1. cORRADO bEVILACQUA, cominciamo col tagliare le spese militari | intelstoria - giugno 5, 2013

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