Svetlana Carstean,La ballata degli stivaletti di vernice

5 Giu

 

memento – e oblio

La ballata degli stivaletti di vernice – Svetlana Cârstean

giugno 4, 2013 § Lascia un commento

 

 

 

 

Quando sono felice non scrivo.
Quando sono felice non ho bisogno di altri giocattoli,
non ho bisogno di libri, dolciumi, uomini.
Oggi, per la prima volta, mi si sono squarciati gli
stivaletti di vernice, gli stivaletti con cui ho battutto le
strade per tanti anni.
Uno di più, l’altro di meno. Ma per me non conta
chi si sia squarciato di più. Per me sono uguali.
Amo entrambi in egual misura molto. Lo stesso
mi capita con i piedi. Non ho mai fatto differenza
fra loro. Ciò che ho donato all’uno, ho donato
anche al’altro. E sono stati miei sottoposti in egual
misura. Non ci sono stati litigi, dissensi, rimorsi,
urla. Solo con le mani ho avuto problemi. Questi
problemi sono iniziati verso i 12 anni. Per caso e
senza alcuna relazione, all’incirca nello stesso periodo
hanno iniziato a crescermi anche i seni. Per caso e
anche stavolta senza alcuna relazione, il mio seno
sinistro da sempre e piu piccolo di quello destro.
Il più delle volte ero sola e ogni mattina ascoltavo
il Bollettino idrologico e mi piaceva tantissimo
quando sentivo lenivodezodiudaniubestrant e cosi
via. Allora mi prendevo le mani, me le mettevo di
fronte e incominciavo a parlare con loro. Prima con
calma, poi via via più forte. La destra si chiamava
Beatrice, bel nome, la sinistra, Alice, brutto nome.
Alice era stupida, cattiva, sporca, disubbidiente.
Da me non riceveva nulla, neppure una carezza.
Anzi, al contrario, a volte la picchiavo finanche e le
dicevo di andar via, obbligandola a starmi dietro la
schiena. Beatrice era splendida e non ha più senso
che ne enumeri le qualità. Beatrice era la mia anima,
la stringevo al petto e le dicevo parole dolci, ci
accarezzavamo a vicenda. Le permettevo di nutrirmi
e scrivermi i compiti. Molto più tardi, quando mi
sono sposata, l’anulare di Alice ha beneficiato di una
vera d’oro. E d’allora in avanti, Beatrice e stata destinata
all argento e alla plastica. Oggi non so più di Alice e
Beatrice e neppure per quel tempo potrei mettere la
mano sul fuoco che Alice sia stata la mano destra e non
il contrario.

 

Quando sono felice, non scrivo. Oggi però, per la
prima volta, mi si sono squarciati gli stivaletti di
vernice. Uno di più, l’altro di meno. Ma per me
non conta. Amo entrambi in egual misura molto.
Non li ho mai pensati come due, due cose, due
creature per le quali devo avere due pensieri distinti.
Forse perche loro hanno fatto di me un’unità e
forse perch è nella misura in cui sono cresciuta
e sono diventata adulta, la mia anima è scivolata
lentamente dalle mani nei piedi. La mia anima ha il
colore delle visciole.

 

Alice o Beatrice? Non conta più. Da molto non parlo
più con le mie mani. La mia solitudine non si misura
più in lunghe conversazioni con loro, ma nella vuota
profondità della mia casella di posta in arrivo. Ora
Alice sta di fronte al computer e scrive messaggi a
Beatrice o forse il contrario. Beatrice ad Alice. I miei
nomi di scena perdono il loro splendore in mezzo al
deserto, dove solo un paio di solidi stivaletti possono
condurti verso l’oasi.
(trad. Angela Tarantino)
 
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