Archive | settembre, 2013

Ennio Abate Intervento della luna sulle poesie alla medesima ispirate

15 Set

Ennio Abate

Intervento della luna sulle poesie alla medesima ispirate 

leopardi di tullio pericoli

Leopardi di Tullio Pericoli

I
Rispondo a quel pirla che s’è chiesto: Ma la luna vuol parlare con noi?
E al critico che ha proposto a ‘sta banda di sciammannati
di tornare a parlare con me.

Sì, che voglio parlare. Ma di voi, omini miei, poetucci miei.
Per dirvi basta con ‘sto pigolio: oh, luna, oh, luna!
E che non son io, miei menestrelli, mie diarree di sentimentini mielosi,
a suggerirvelo.

Io sono il maledetto pipistrello tondo,
immobile e bianco, caricato nei secoli di vostri deliri
e viltà, dei vostri serali spasmi cagasotto,
di incensi e lussuriette tinteggiate di spleen.

E inchiodata quassù, vostra guardiana condannata ai turni,
or di una parte or dell’altra delle vostre notti
sento tutto ‘st’orrore che, incapaci, costruite perenne.

II

«Io abito la luna»…
Ma chi è ‘sta sfacciata che dice una cosa simile?
Da quando è venuta in casa mia ad abitarla?
E a chi paga l’affitto?

Eh, no, cara e cari miei, manco ai veri matti che lo meriterebbero
permetto d’abitare con me!
Che mi parlino o straparlino pure e a lungo,
mi dedichino poesie e poesiole;
e che, appena spunto in cielo, i più accaniti continuino
a leccarmi, a corteggiarmi,
a farmi le fusa come gatti in calore.
Ci sono abituata. Non mi sento di scacciarli. Li tollero.

Ma che siano veri e non falsi. Che mi vogliano bene.
Come me ne volle l’intelligente gobbetto prim’Ottocento.
Che mi parlava, fingendosi pastore, e mi amava.
Alla giusta distanza. Saggio, solitario, non gli veniva
in mente di coabitare con me, ma soltanto sognava di portarmi per mano,
mi chiamava – decrepita ero, oddio! – giovinetta immortale.
E con lui me ne stavo quieta, in silenzio.
In silenzio.

III

E non lo sapeva lui, no, quanti stronzi e stronze
sarebbero venuti dopo a sedurmi, a strapazzarmi,
a contarmi i loro incubi, gli affanni, le voglie,
a divinizzarmi (ah, quel D’Annunzio!),
a farsi belli e bellocce di me.

Tutti con la fissa che, mio prediletto confidente,
Giacomo fosse, per ciò, divenuto gran poeta.
E pure loro volevano provarci, farsi suggerire
da me, la luna, il verso giusto, ottenere da me
un ritmo lunare, che piacesse persino al critico solare
per fare yin e yang con lui, e raggiungere la fama,
la premiazione,
mediante una mia illuminazione.

IV

Ah, i poeti, i poeti! Sempre storditi m’hanno guardata.
Cercavano e non sapevano. (Non volevano sapere!)
Cascavano le loro menti come pere cotte nel dolore
o nella finzione d’un bel dolore.
E credevano, credevano in me, e chissà nella Poesia
e chissà in Dio, e chissà in che.

Ma era la loro anima fredda che si coccolavano
fingendo di parlare con me.
Era la parte oscura e silenziosa delle parole
che si lucidavano ammirando il mio pallore.

Io con le loro poesie non c’entro.
Di esse sono solo l’alone. E del sesso turgido di qualcuno.
O delle fantasie delle Bovary.
Sono solo l’alone che accompagna le vostre tante morti.

Eh, sì, vi conosco mascherine! Sono secoli che vi studio.
Di notte, sì, quando sono di turno. E lo stesso ritrovo
le tracce di quel che fate di giorno
sui vostri volti sfatti, nei modi di accucciare i vostri corpi nei letti.

Ho visto come vi amate e toccate al mio chiaro.
Come vi uccidete ho visto.
L’ultime occhiate del moribondo in ospedale ho visto.
E del condannato a morte. E quelle sperse dei prigionieri
sempre. E degli affaticati nelle fabbriche per turni
ben più duri dei miei.

V

Ho illuminato chissà quante armate crudeli avanzanti,
e flottiglie di bombardieri nel gelo dei cieli europei e giapponesi,
e corazzate sull’onde marine lucenti di me, e satelliti giocattoli,
e animali notturni in cerca di prede, e carovane di camion
e tetti, e cime innevate di monti.
Ed ho illuminato, ahimè, il cammino degli assassini,
gli sciami serali di folle all’uscita di teatri di cinema di stazioni,
il passeggio delle puttanelle di strada; e stanze, cessi, cucine,
i cimiteri silenziosi, le foreste atterrite e le vaste pianure,
dove la mia luce tutta si sdraia.

VI

E sorvegliandovi, purtroppo, mi sono riempita
delle vostre storie. Poche le belle, luride in abbondanza tante.
E sempre meno mi piace, all’alba, perdere di vista gli uni
e mettermi a sorvegliare gli altri
– gli uni, gli altri, finire un turno, cominciarne un altro,
e poi ancora – ripetizione o eternità.
E cogliere impercettibili o d’un tratto sconvolgenti
i vostri mutamenti – ora degli uni ora degli altri.
Sempre con morti, feriti, grida, strazi, òdii pronti
allo scatto omicida.
Vado dall’altro lato, vi dimentico. Torno e vi ritrovo.
Cambiano lentissimi i paesaggi. E quasi vorrei morire con loro
e con voi.
Non continuare l’incessante sorveglianza da notturnista.
Ma, ecco, ho finito il mio giro. Vi ho detto. Vi saluto e vado.

(agosto/settembre 2013)

 

federico la sala, La vera relazione secondo Francesco

15 Set

UESTIONE ANTROPOLOGICA, TEOLOGICA, E POLITICA: DONNE, UOMINI, E  “SACRA FAMIGLIA”.  QUALE FAMIGLIA – QUELLA DI GESU’ (Maria – e Giuseppe!!!) O QUELLA DI EDIPO (Giocasta – e Laio) E DI ELENA E COSTANTINO??!
LA VERA “RELAZIONE”  SECONDO FRANCESCO E BAGNASCO E L’UGUAGLIANZA DEGLI ESSERI UMANI  DINANZI  A DIO E DINANZI ALLA LEGGE. Una nota sul messaggio inviato dal Papa alla 47esima Settimana Sociale dei cattolici italiani aperta a Torino – con appunti

“Quando attraverso una decisione politica vengono giuridicamente equiparate forme di vita in se stesse differenti, come la relazione tra l’uomo e la donna e quella tra due persone dello stesso sesso, si misconosce la specificità della famiglia”: così il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione alla Settimana dei Cattolici.

 

a c. di Federico La Sala

APPUNTI SUL TEMA:

ALLE RADICI DELLA BELLICOSA POLITICA DEL VATICANO. LA GUERRA NELLA TESTA DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA E L’INDICAZIONE ’DIMENTICATA’ DI GIOVANNI PAOLO II.

COSTANTINO, SANT’ELENA, E NAPOLEONE. L’immaginario del cattolicesimo romano.

Papa Francesco risponde a Eugenio Scalfari e ai non credenti e rispiega la sua ratzingeriana “Lumen fidei”. Il testo della lettera – con note 

Art. 29 della Costituzione: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

VIVA L’ITALIA. LA QUESTIONE “CATTOLICA” E LO SPIRITO DEI NOSTRI PADRI E E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI. Per un ri-orientamento antropologico e teologico-politico. (fls)

_______________________________________

Papa Francesco: “Fecondità dalla differenza.
Matrimonio uomo-donna nella Costituzione”

 

Nel messaggio del Pontefice alla Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si apre a Torino, la riaffermazione della famiglia espressione della “prima società naturale”, “scuola di generosità contro l’individualismo”, messa a rischio da “scelte di carattere culturale e politico”. Bagnasco: “No a fughe in avanti, resti salda la roccia della differenza sessuale” *

TORINO – “La Chiesa offre una concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà riconosciamo un bene per tutti, la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana”. E’ un passaggio del messaggio autografo inviato da Papa Francesco alla 47esima Settimana Sociale dei cattolici italiani, dal tema “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”, aperta oggi pomeriggio a Torino dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco.

Tanto diverso dal predecessore Ratzinger nelle manifestazioni pubbliche del proprio Pontificato, Bergoglio resta invece all’interno del solco tracciato dalle Sacre Scritture nella considerazione del matrimonio, inteso come cellula primordiale della società, caratterizzata dall’obiettivo fondamentale della procreazione. Non lasciando alcuno spiraglio a qualsiasi ragionamento sul matrimonio omosessuale, legalizzato giorno dopo giorno in un numero sempre crescente di Paesi nel mondo. “Vogliamo riaffermare – sottolinea infatti il Pontefice – che la famiglia così intesa rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e come tale merita di essere fattivamente sostenuta”.

Come in precedenza Benedetto XVI si era scagliato contro la “rivoluzione antropologica” del “matrimonio per tutti”, anche Papa Francesco punta l’indice contro “le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia”. Conseguenze che “toccano i diversi ambiti della vita di una società e di un Paese: dal problema demografico, che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l’Italia, alle altre questioni relative al lavoro e all’economia in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che riguardano la stessa visione antropologica che è alla base della nostra civiltà”.

“La famiglia è scuola privilegiata di generosità, di condivisione, di responsabilità, scuola che educa a superare una certa mentalità individualistica che si è fatta strada nelle nostre società. Sostenere e promuovere le famiglie, valorizzandone il ruolo fondamentale e centrale, è operare per uno sviluppo equo e solidale”.

La famiglia, anche guscio protettivo, scrigno di tesori. “Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa – scrive il Papa -. Il futuro della società, e in concreto della società italiana, è radicato negli anziani e nei giovani: questi, perché hanno la forza e l’età per portare avanti la storia, quelli, perché sono la memoria viva”.

Ma Bergoglio invita a non “ignorare la sofferenza di tante famiglie, dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa, alla impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie scelte educative; la sofferenza dovuta anche ai conflitti interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si annida e fa danni anche all’interno delle nostre case”.

“A tutti dobbiamo – continua Bergoglio – e vogliamo essere particolarmente vicini, con rispetto e con vero senso di fraternità e di solidarietà. Vogliamo però soprattutto ricordare la testimonianza semplice, ma bella e coraggiosa di tantissime famiglie, che vivono l’esperienza del matrimonio e dell’essere genitori con gioia, illuminati e sostenuti dalla grazia del Signore, senza paura di affrontare anche i momenti della croce che, vissuta in unione con quella del Signore, non impedisce il cammino dell’amore, ma anzi può renderlo più forte e più completo”.

Infine, rivolgendosi ai protagonisti dell’evento torinese, Papa Francesco esprime l’auspicio che “questa Settimana Sociale possa contribuire in modo efficace a mettere in evidenza il legame che unisce il bene comune alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, al di là di pregiudizi e ideologie. Si tratta – conclude il Papa – di un debito di speranza che tutti hanno nei confronti del Paese, in modo particolare dei giovani, ai quali occorre offrire speranza per il futuro”.

Bagnasco: “No a fughe in avanti, salda roccia la differenza sessuale”. “Quando attraverso una decisione politica vengono giuridicamente equiparate forme di vita in se stesse differenti, come la relazione tra l’uomo e la donna e quella tra due persone dello stesso sesso, si misconosce la specificità della famiglia”: così il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione alla Settimana dei Cattolici.

Occorre mantenere salda “la roccia della differenza sessuale” per evitare il rischio che “la famiglia resti imbrigliata in immagini stereotipate o in utopiche fughe in avanti” chiede il presidente della Cei, che definisce “fondamentale” l’impegno “per ritessere l’umano che rischia diversamente di essere polverizzato in un indistinto egualitarismo che cancella la differenza sessuale e quella generazionale, eliminando così la possibilità di essere padre e madre, figlio e figlia”.

“Volendo eliminare dalla dimensione sessuale le sovrastrutture socio-culturali espresse con la categoria di ’genere’, si è giunti – denuncia Bagnasco – a negare anche il dato di partenza: la persona nasce sessuata”. Di qui, secondo Bagnasco, l’obsolescenza della domanda che ha angosciato tante generazioni passate: “Che mondo lasceremo ai nostri figli?”, l’urgenza di un nuovo interrogativo: “A quali figli lasceremo il mondo?”.

“No omofobia, ma non criminalizzare chi sostiene matrimonio uomo-donna”.“Frequentemente ci si oppone alle ragionevoli considerazioni della Chiesa per motivi ideologici. Nei mesi scorsi, il dibattito sulla legge contro l’omofobia ha manifestato con chiarezza questa tendenza”, premette il cardinale Bagnasco. “Nessuno discute il crimine e l’odiosità della violenza contro ogni persona, qualunque ne sia il motivo” osserva il presidente della Cei, ribaltando poi la prospettiva: “Per lo stesso senso di civiltà, nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno poter incriminare in alcun modo, chi sostenga pubblicamente ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura”.

Gaynet: anche famiglia gay è naturale. “Il Vaticano è in guerra? Il Papa parla di famiglia naturale nella Costituzione, ma pure quella gay è naturale”. E’ quanto afferma Franco Grillini,presidente di Gaynet Italia, commentando il messaggio di Papa Francesco.

Zan (Sel): diritti, Italia si affranchi da ingerenze vaticane. “Il cardinal Bagnasco è libero di essere contro i matrimoni gay, ma non si può più tollerare che la Chiesa e la Cei cerchino di orientare le scelte politiche italiane in tema di diritti”. Lo afferma Alessandro Zan, deputato di Sel ed esponente del movimento gay. “C’è una parte considerevole della politica italiana – aggiunge – che da sempre viene orientata dal volere delle gerarchie vaticane su questi temi e non è un caso che anche oggi Bagnasco renda esplicita la posizione della Cei sulla legge contro l’omofobia in discussione alla Camera. L’Italia ha urgente bisogno di affrancarsi dalle ingerenze vaticane”.

la Repubblica, 12 settembre 2013

Venerdì 13 Settembre,2013 Ore: 22:56

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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 14/9/2013 08.23
Titolo:LA RELAZIONE E IL TUTORAGGIO DI PAOLO… E FRANCESCO
PAOLO DI TARSO, L’ASTUTO APOSTOLO DELLA GRAZIA (“CHARIS”) E DELL’ AMORE (“CHARITAS”), E LA NASCITA DEL CATTOLICESIMO-ROMANO! UNA NOTA 

di Federico La Sala * 

(…) non equivochiamo! Qui non siamo sulla via di Damasco, nel senso e nella direzione di Paolo di Tarso, del Papa, e della Gerarchia Cattolico-Romana: “[… ] noi non siamo più sotto un pedagogo. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Galati: 3, 25-28). 
– Nella presa di distanza, nel porsi sopra tutti e tutte, e nell’arrogarsi il potere di tutoraggio da parte di Paolo, in questo passaggio dal noi siamo al voi siete, l’inizio di una storia di sterminate conseguenze, che ha toccato tutti e tutte. Il persecutore accanito dei cristiani, “conquistato da Gesù Cristo”, si pente – a modo suo – e si mette a “correre per conquistarlo” (Filippesi: 3, 12): come Platone (con tutto il carico di positivo e di negativo storico dell’operazione, come ho detto), afferra l’anima della vita evangelica degli apostoli, delle cristiane e dei cristiani, approfittando delle incertezze e dei tentennamenti di Pietro, si fa apostolo (la ‘donazione’ di Pietro) dei pagani e, da cittadino romano, la porta e consegna nelle mani di Roma. Nasce la Chiesa … dell’Impero Romano d’Occidente (la ‘donazione’ di Costantino). La persecuzione dei cristiani, prima e degli stessi ebrei dopo deve essere portata fino ai confini della terra e fino alla fine del mondo: tutti e tutte, nella polvere, nel deserto, sotto l’occhio del Paolo di Tarso che ha conquistato l’anima di Gesù Cristo, e la sventola contro il vento come segno della sua vittoria… Tutti e tutte sulla romana croce della morte. 

Egli, il vicario di Gesù Cristo, ha vinto: è Cristo stesso, è Dio, è il Dio del deserto… Un cristo-foro dell’imbroglio e della vergogna – con la ‘croce’ in pugno (e non piantata nella roccia del proprio cuore, come indicava Gesù) – comincia a portare la pace cattolico-romana nel mondo. Iniziano le Crociate e la Conquista. Il Dio lo vuole: tutti i popoli della Terra vanno portati nel gelo eterno – questo è il comando dei Papi e dei Concili, cioè delle massime espressioni dell’intelligenza astuta (quella del Dio di Ulisse e della vergine Atena, non del Dio di Giuseppe e di Maria) del Magistero della Chiesa, alle proprie forze armate… fino a Giovanni Paolo II, al suo cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e alla Commissione teologica internazionale, che ha preparato il documento “Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato”. 

Uno spirito e un proposito lontano mille miglia, e mille anni prima di Cristo, da quello della “Commissione per la verità e la riconciliazione”, istituita in Sudafrica nel 1995 da Nelson Mandela, per curare e guarire le ferite del suo popolo. Il motto della Commissione bello, coraggioso, e significativo è stato ed è: “Guariamo la nostra terra”! 

Si cfr.: Federico La Sala, L’enigma della Sfinge e il segreto della Piramide, Ripostes, Roma-Salerno 2001, pp.23-25.

Armando Todesco, Un governo di tecnici-imprenditori

15 Set

Un governo di tecnici -imprenditori  

 

Il livello dei ministri dell’attuale governo e’ sotto gli occhi di tutti e i sondaggi  ce lo dicono .

Un governo debole  dove prevalgono la parole d’ordine  della spostare  in avanti la risoluzione dei problemi ,rinviare ,fare credere che si sta facendo  mentre si fa con calma assoluta .

Abbiamo a che fare con dei ministri che prima di essere eletti sembravano che  facessero la rivoluzione ma che poi lasciano a desiderare  .

Un ministro dell’economia che non si fa vedere .

Ormai solo la televisione  e’ il vettore che viene utilizzato per esprimere opinioni ,ma mai le sezioni di partito o gli incontri con gli elettori .

La distanza della politica dalla vita concreta  della gente e’ abissale e di gravita’ inaudita  e sara’ difficile ricomporla .

Ci vorranno anni e decenni  per sistemare  ,se mai sara’ possibile, questo spazio ,

Bisognera’ mandare a casa tutti ,ma quando e come?

Ma guardiamo l’Italia e il suo futuro .

Dal governo di B. a quello di Monti ,a questo pseudo-governo  e forse a quello futuro del salvatore della patria  con sede a Firenze  siamo di fronte a troppi flop e  a troppi fallimenti .A troppe speranze  deluse .

Perche’  allora non mettere al governo uno che almeno abbia fatto qualcosa  prima di diventare presidente ?

Mettiamo un presidente che almeno abbia un libretto di lavoro , non gente fatta in laboratorio che nessuno vuole vedere  ,sentire e a cui nessuno crede .

Quindi io sarei per un governo di tecnici ma non tecnici  della politica cioe’ non  presi dagli scranni del parlamento o dalle zone dei burocrati ,ma dall’esterno  come ad esempio  dagli imprenditori  che oggi vivono e portano aventi aziende con difficolta’ crescenti

Tutto questo solo per un periodo di tempo per portare il paese  a una condizione di normalita’ come  gli altri paesi , come gli Stati uniti dove i presidenti non vengono coccolati ma si guadagnano da vivere dalla puberta’ .

Obama ,Reagan  sono esempi di gente che lavorava e che lavorando e’ diventato  importante .

Abbandoniamo i politici di professione  e proviamoci anche noi .

 

 

Armando Todesco

.

 

 

 

Elton John, Home again

15 Set

 

http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.it/2013/09/elton-john-home-again.html

iL PAESAGGIO AL MERCATO, DAGLI ULIVI AGLI SCOGLI

15 Set
RA, IL BRILLANTE COLORE, E …

IL PAESAGGIO AL MERCATO. Dagli ulivi agli scogli l’ultimo business dei ladri. Una nota di Giuliano Foschini, con commento di Carlo Petrini

Un pezzo di paesaggio pugliese in una villa in Brianza: l’ulivo secolare, il muretto a secco, il trullo. La scogliera sarda in una piscina sul litorale romano. Un casale umbro in Veneto, la terra rossa della Valle d’Itria all’Argentario.

venerdì 13 settembre 2013.

 
Nella stessa rubrica

Dagli ulivi agli scogli l’ultimo business dei ladri di paesaggio

La merce va al nord: centomila euro per ricostruire un’intera zona

di Giuliano Foschini (la Repubblica, 13 settembre 2013)

Un pezzo di paesaggio pugliese in una villa in Brianza: l’ulivo secolare, il muretto a secco, il trullo. La scogliera sarda in una piscina sul litorale romano. Un casale umbro in Veneto, la terra rossa della Valle d’Itria all’Argentario. In Italia esiste un mercato assai particolare in grado di annullare la geografia, alterare l’ambiente e molto spesso consegnarsi al kitsch: è il mercato dei ladri di paesaggio. Sono contadini, vivaisti, architetti di esterni che si offrono di prendere un pezzo di un territorio e di riproporlo uguale e identico in qualsiasi parte d’Italia, anche a migliaia di chilometri di distanza.


Non lo fanno per bellezza, ma per denaro. Tanto: un albero secolare può costare anche diecimila euro, compreso di espianto e reimpianto. Mentre per ricostruire una zona si arriva a centomila euro.
La regione che più delle altre viene saccheggiata è la Puglia, che ha nel suo territorio agricolo specificità chiare, a tratti uniche: gli ulivi secolari, per l’appunto.

Ma anche la terra rossa nella quale crescono, i muretti a secco e addirittura i trulli. Ci sono vivai che vendono pacchetti interi mentre basta fare un giro su Internet per comprare un ulivo secolare. I prezzi variano dai mille ai cinquemila euro (compresi di trasporto e impianto), per realizzare un trullo non si va sotto i ventimila a cono mentre i muretti a secco, con pietre originali, non costano meno di 300 euro a metro quadrato.

«Il mercato è florido, da quanto ci risulta le richieste sono molto alte» spiegano le forze di polizia che da anni hanno dichiarato guerra a questi predoni. Soltanto quest’anno ci sono stati un centinaio di sequestri: l’ultimo, effettuato dalla Finanza, è di sabato scorso quando su un camion sono stati trovati tre ulivi appena spiantati pronti a partire per un vivaio del Nord.


«Il vero problema – spiega il vice presidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini – è che non esistono leggi che tutelano un
bene importante come il paesaggio. Proprio la Puglia ha, col governo Vendola, varato una legge importante per tutelare gli ulivi secolari. Ma evidentemente c’è qualcosa che non funziona, visto che il mercato non si è mai fermato: proprio l’altro giorno, con Goletta Verde, eravamo all’Argentario e ci siamo accorti che improvvisamente era spuntato un enorme ulivo secolare».

Legambiente ha avviato una ricognizione per verificare i danni dei predoni del paesaggio. «È incredibile quello che è successo sulla costa dove è cambiata la morfologia: per creare spiagge laddove non ce n’erano, e creare accessi al mare dove esistono scogliere, sono state sbancate
dune, rubata spiaggia qui e là che ha cambiato proprio la linea della costa».


«Effettivamente questo è un fenomeno 
nuovo però dal nostro punto di vista molto affascinante» commenta Mauro Agnoletti, professore della facoltà di Agraria dell’Università di Firenze e coordinatore della commissione di paesaggio
agrario al ministero dell’Agricoltura. «Si sta riscoprendo l’importanza del paesaggio e non della singola pianta, ma dell’intero ambiente. Però il paesaggio va curato, restaurato ma non stravolto come sta accadendo anche perché non esistono catalogazioni e normative specifiche».

Il professore cita per esempio il caso di querce secolari «prenotate l’anno precedente e poi spiantate con i bulldozer e le gru per essere trasportate in ville private. Ma anche alberi di agrumi, magari caratteristici della Sicilia, che finiscono al Nord. Il problema è che deve esistere una differenza tra una pianta e un soprammobile


Salviamo quei tesori dagli sfregi estetici

di Carlo Petrini (la Repubblica, 13 settembre 2013)

MENTRE attraversavo il Salento non riuscivo a credere che per anni gli ulivi secolari e i muretti a secco che stavano rendendo il mio viaggio più piacevole fossero stati regolarmente estirpati dal territorio per finire in qualche spazio privato. Dopo anni di sciacallaggio del paesaggio (scusate la rima, ma questo è) ora in Salento ci sono controlli ferrei e i recenti arresti lo provano.

Godevo di quegli scorci, di alberi che sono meglio di un’opera d’arte, di muretti che esprimono la cultura contadina meglio di qualsiasi parola, al pari di tanti buoni prodotti. Provavo a immedesimarmi nel ladro di paesaggio, o nel “mandante”: complici in un’azione criminale e responsabili di un’aberrazione estetica doppia. Data dal depauperamento del paesaggio, ma anche dall’idea triste, da 
parvenu
 ignorante, di poter mettere quei tesori altrove, fuori dal proprio contesto territoriale come in un giardino di una villetta.


Mi dicevano che durante il boom di questo nefasto commercio gli ulivi venivano venduti per un paio di centinaia di euro. Ora divieti e controlli avranno fatto lievitare i prezzi sui mercati clandestini, ma quelle cifre comunicano perfettamente la bassezza di ladri e acquirenti: vengono i brividi solo al pensiero di dover quantificare in denaro il valore inestimabile di un ulivo cresciuto poderoso e produttivo, avvoltosi su se stesso in infinite forme per cento anni, sotto il sole cocente, battuto dal vento.


Quell’ulivo è del proprietario della terra, certo, ma la combinazione esatta di quell’ulivo su quella terra sono un bene comune per chi ci si può perdere con gli occhi e con l’immaginazione. Sradicarlo e venderlo significa privatizzare un bene di tutti.

Ed è una zappa sui piedi clamorosa per chi abita questa terra magica, oggi meta turistica molto popolare, ma che senza ulivi secolari e muretti a secco perderebbe identità riempiendo così di deserto gli spazi tra spiagge iperaffollate e svuotando di contenuti quella cosa che ci pregiamo di chiamare territorio. Vale per il Salento ma vale per ogni angolo di questa Nazione ancora bellissima: una “grande bellezza” (per dirla come il regista) più di tutto e nonostante tutto, che non merita ulteriori scempi.

 

 

  • > IL PAESAGGIO AL MERCATO. —- La terra uccisa dalla monnezza (di Enrico Fierro)

    14 settembre 2013, di Federico La Sala

    La terra uccisa dalla monnezza

    di Enrico Fierro (Il Fatto Quotidiano, 13 settembre 2013)

    Se volete vedere, annusare, toccare con mano il più grande disastro ambientale della storia d’Italia dovete venire qui, a Giugliano, Napoli, Campania, terra di camorre, malapolitica e veleni. La gente ieri si passava di mano in mano la prima pagina de Il Mattino che ha pubblicato i risultati di una indagine dell’Istituto superiore di sanità. Tutti l’hanno letta, ma nessuno si è meravigliato. “Sappiamo da anni che il nostro destino è di morire avvelenati. Ci ha ucciso la camorra con il traffico della monnezza, i politici che prendevano i voti, ma anche lo Stato che ha trasformato questa nostra terra in una enorme Monnezza Valley”. Nino è ai cancelli della Resit, una delle discariche della vergogna, il regno dell’avvocato Cipriano Chianese, colletto bianco dei casalesi. Lì sotto c’è di tutto. “È peggio dell’Aids”, disse il pm dell’Antimafia di Napoli, Alessandro Milita, davanti ai parlamentari della commissione d’inchiesta sui rifiuti. Alle tre del pomeriggio davanti alla Resit ci sono ambientalisti, normali cittadini e preti come don Maurizio Patriciello, che da anni si batte contro camorra e monnezza e che tre giorni fa si è inginocchiato davanti al Papa. “Vai avanti così”, gli ha detto il Pontefice. E lui va avanti con questa umanità che non vuole crepare nella “terra dei fuochi”. L’analisi dell’Istituto superiore di Sanità è terribile. Tutta l’area che va da Giugliano a Villaricca fino al litorale Domiziano è inquinata, ma c’è una zona rossa dove ormai l’avvelenamento di suoli e acque ha raggiunto livelli di irrecuperabilità.

    Terre morte. Per sempre. Duecentoventi ettari gravidi di veleni, un livello di inquinamento che si estende alle falde acquifere per 2 mila ettari. Qualcosa come 2600 campi da calcio. Questa una volta era Campania felix, qui si facevano tre raccolti l’anno di ortaggi pregiati e frutta ottima. Da decenni il paesaggio è mutato, ora accanto ai campi ci sono le discariche. Una ogni mille abitanti, 40 in un solo chilometro quadrato, 15 milioni di rifiuti solidi urbani interrati. I casalesi e i loro referenti politici si sono arricchiti col business della monnezza. Nella Resit del colletto bianco avvocato Chianese (ottimi rapporti col padrone del Pdl casertano Nicola Cosentino) hanno interrato i veleni dell’Acna di Cengio. “Duecentomila tonnellate di sostanze tossiche – ha rivelato da pentito l’ex trafficante di rifiuti Gaetano Vassallo – ci furono pagate 10 lire al chilo”. Di cosa si trattava? Quale morbo è stato iniettato nel ventre di questa terra disgraziata? Vassallo e i suoi amici casalesi non se ne curavano. “Quella roba friggeva, era così potente che squagliava anche le bottiglie di plastica nel terreno”.

    Mario De Biase, commissario di governo in Campania per le bonifiche, è terribilmente esplicito. “La bonifica è impossibile. Se qualcuno pensa che in quei terreni si possa ricreare l’ambiente bucolico di cent’anni fa sbaglia e di grosso. Ci vorrebbero i soldi di una finanziaria intera. E poi come si fa a scavare e riportare alla luce acidi, veleni, percolato inquinato. Dove li smaltiamo?”. E allora? “Allora il mio compito è quello di mettere in sicurezza quell’area. C’è già un progetto, i soldi, 6 milioni e mezzo, le gare partiranno presto. La falda è inquinata ma si tratta di vedere il tipo di inquinamento, e poi deve essere chiaro che in tutta quella zona attorno alla Resit e alle altre discariche, si devono espiantare le coltivazioni di frutta e piantare alberi no-food. L’area deve essere isolata rispetto al resto”. Il commissario insiste, carte alla mano dimostra che “non c’è passaggio diretto di Cov (composti organici volatili, ndr) e frutta e ortaggi”, ma la gente non si fida più. A Giugliano basta andare a Taverna del Re per capire che hanno ragione.

    Qui, tra pescheti e campi coltivati a ortaggi, c’è il monumento alla più grande vergogna italiana: il deposito di ecoballe. Sei milioni di tonnellate di involucri che pesano una tonnellata ognuno, pieni di rifiuti. Sono lì da anni impilate in piramidi alte decine di metri, erano i cosiddetti rifiuti trattati destinati all’inceneritore di Acerra. Balle, menzogne raccontate ai cittadini della Campania da tutti, politici di destra e di sinistra, prefetti e alti commissari. In quei grossi sacchi c’è di tutto e non possono essere inceneriti se non vengono trattati nuovamente. Altri soldi, altri miliardi. E un altro inceneritore che la Regione Campania ha deciso di costruire qui, a Giugliano, nella Monnezza Valley. Era la Campania felix, una volta, prima che gli abusi edilizi divorassero la campagna, prima della monnezza, prima della camorra e dei sindaci compromessi con i boss. Ora, scrive la Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, “la catastrofe ambientale che è in atto costituisce un pericolo di portata storica, paragonabile soltanto alla peste settecentesca”.